Il bisogno di essere amati

In questo spazio abbiamo deciso di pubblicare la testimonianza di una nostra studentessa, giunta al traguardo di un lungo e intenso Percorso di Crescita Personale, Formativo, Trasformativo.

La sua preziosa condivisione, piena di amore e autenticità, vale più di mille parole per trasmettere e non semplicemente descrivere il nostro approccio alla Relazione, la visione dell’Essere Umano che condividiamo, i principi e i fini della nostra offerta formativa.

Buona lettura.

«Il percorso formativo di Counseling condotto nella Scuola Radici, ha rappresentato per me la possibilità di scegliere, di avvicinarmi a una visione e percezione più umana e più creativa della materia trattata e non solo forgiata dall’apprendimento didattico.

Si evidenzia in questa scuola il metodo della “destrutturazione”, è come “scomporre” la persona che non si era mai davvero conosciuta, guardata dentro o che non sapeva ascoltare i suoi reali bisogni, per poi “ricomporla” con un valore aggiunto: ora ha gli strumenti per conoscere se stessa.

Dal punto di vista normativo viene individuato il Counselor come figura professionale non regolamentata riconosciuta dalla legge 4 del 14 Gennaio 2013. I libri di testo eccepiscono alla definizione di Counselor come un esperto di comunicazione e relazione in grado di facilitare un percorso di “autoconsapevolezza” nel cliente, affinché trovi dentro di sé le risorse per aiutarsi.

Aiutare gli altri ad aiutarsi è, infatti, una delle funzioni principali del Counselor.

Il bisogno, che ha spinto me, che ho iniziato come cliente questo percorso, è stato quello di sentirmi amata, amata a tutti i costi, con qualunque sacrificio o privazione. Ho cercato amore ovunque, in luoghi di lavoro, in relazioni amorose fallimentari.

Molto probabilmente questo bisogno incessante di attenzioni, gratificazioni, e affetto accomuna molte persone che si rivolgono ad un Counselor. Subentra la poca autostima di sé, ci si identifica solo in un riconoscimento esterno. Ma può davvero essere nutrita questa fame incessante d’amore dal fuori?

Passiamo una vita a cercare il grande amore, che riempia quel vuoto interiore, oscuro, profondo, che ci fa sentire di valere poco. Scendiamo a compromessi, ci priviamo di noi stessi, perché da soli quel vuoto non sappiamo riempirlo.

Si teme il fallimento in ogni azione proposta alla risoluzione, si crede poco in se stessi, convinti che la nostra identità dipenda da come siamo etichettati dal mondo esterno. Si cercano conferme che non arrivano mai.

E quando consumi tutti i tuoi tentativi, ti fermi e ti arrendi all’evidenza e ti chiedi : quanto amore mi sono tolto da solo? Cosa ho fatto per me stesso, per strapparmi di dosso questa tristezza senza tempo

Ecco.

Da cliente mi sono posta domande a cui spesso mi sono sottratta per la paura di affrontare un cambiamento risolutivo. Il lamentarmi continuamente mi allontanava da un reale movimento e dall’identificazione del reale dolore.

Ho posto molte “resistenze”. Se stavo male e se nulla cambiava era per colpa del lavoro, della mia famiglia, del fidanzato sbagliato di turno. Ed è vero che molte mie insicurezze sono dipese dalla mia storia di vita bambina e adolescenziale, da ambienti lavorativi malsani, da uomini che non amavo e che mi ostinavo a frequentare, ma io ho lasciato per anni che la mia vita andasse così.

Non mi sono presa la responsabilità di accudire me stessa. Nel mio percorso di Counseling dapprima individuale poi di gruppo, ho conquistato gli strumenti per comprendere che ero io a non sentirmi mai abbastanza per essere amata.

Mi sono scoperta sensibile, una bambina cresciuta già da donna, e quando era ora di essere davvero grande volevo tornare piccola.

Sono sempre stata controllata nelle emozioni, impulsiva invece nel dover dire sempre come la pensavo. Come se il mondo avesse bisogno di sentire sempre la mia opinione su ogni cosa. Ma a volte bisogna parlare solo all’occorrenza.

La ricerca continua di attenzioni, di approvazioni, di essere sempre la numero uno nonostante io mi sentissi sempre l’eterna seconda… Come si esce da tutto questo?

Accettando che siamo umani. Che siamo meravigliosamente imperfetti. Che non possiamo piacere a tutti. Che se qualcuno ci innervosisce tanto o lo temiamo, dovremmo ascoltarci nel profondo e capire cosa, di quella persona risuona in noi.

Che ascoltare noi stessi e gli altri, spesso, è l unico modo per saper davvero comprendere cosa sta accadendo dentro e fuori di noi.

Mi sono detta che questa esperienza non doveva limitarsi a me, ma ad altre persone che hanno provato la sensazione di sentirsi persi, sempre fuori luogo.

Diventare Counselour per me non significa divenire una buona consigliera, per quello si può essere semplicemente una buona amica o confidente, ma contribuire, restituire, e condividere un qualcosa di intimo, protetto nel giusto setting, dando fiducia al cliente che può farcela a superare le barriere interiori che spesso immobilizzano verso il risultato.

Quella stessa fiducia che ho dato a me stessa per essere arrivata fin qui».

E.S.

Per nutrire le Radici che danno fondamento al presente e germogli al futuro.